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parolepotere prima nazionale: Jesi,
Teatro Pergolesi, 14 gennaio 2012 ore 21 ... nelle serate del 6, del 13 e del 14 gennaio agli spettatori
verrà fatto omaggio |
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parolepotere "Noi tutto dobbiamo rifare, dalle case
alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall'industria ai campi di
grano. Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi. E' la premessa per
tutto il resto". Un montaggio ruvido e in apparenza assurdo di immagini di benessere e di disperazione, di allegra cecità e nostalgica commiserazione. In scena due poli opposti. L'isolamento di una ragazza giovane e la meschina allegria di un gruppo di anziani. Questo scontro è mediato dalle parole dei grandi "vinti" della storia della nostra nazione: Gramsci, Foa, Settembrini, i martiri della resistenza. Come loro scrivevano dal carcere, la giovane ragazza guarda il pubblico della reclusione nella sua stanza senza pareti, libera di una libertà che la uccide. I tre uomini, di due generazioni più grandi, pascolano tutt'intorno, in un prato di erba sintetica, cantando canzoni di protesta, celebrando sè stessi senza aver mai combattuto, ignorando la sofferenza che pur sta sotto i loro occhi. Convivere senza parlarsi, ignorarsi nonostante l'imminenza del disastro. A 150 anni dall'unità della nostra nazione, la vera unità è ancora da fare: quella delle persone. |
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REPLICA MAIOLATI SPONTINI (AN) - “ParolEpotere – un secolo e mezzo di storia di vinti”
Gramsci, Foa, Settembrini, i martiri della Resistenza: centinaia di toccanti lettere sono il materiale da cui il regista Simone Guerro è partito per raccontare, attraverso una serie di quadri teatrali, il lungo percorso di un Paese che stenta a ritrovare oggi, tra le strade, nelle piazze, eroi come ce n’erano una volta. Mentre gli Onafifetti (Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè e Mario Sardella) sono un gruppetto di allegri anziani che le pascola attorno, ignaro del potere di distruggerla insito nelle proprie mani, nelle proprie azioni, nelle parole. Intonano canzoni di protesta, che vanno da metà ’800 fino ai canti della resistenza partigiana: le loro voci e le loro presenze risultano lontane e vecchie, malinconiche; un altro aspetto di un Italia che canta, legge e si commuove, ma non si muove. Il montaggio che deriva da queste due situazioni contrastanti dà carne e sangue alle lettere dei vinti e le fa arrivare al pubblico nella loro dualità di vita e morte, di gioia e disperazione, di giustizia e menzogna.
“Ho iniziato a lavorare a questo spettacolo ad agosto – racconta il regista – quando Gian Franco Berti mi ha chiamato per commissionarmi un’opera, a partire dalle molte lettere dei vinti del Novecento. Personalità che hanno fatto la storia d’Italia e che tuttavia sono state incarcerate, uccise, sconfitte, martoriate, a causa della propria intransigenza e integrità morale”. Alle parole delle lettere, si sono quindi aggiunte, mano a mano, le scene e le riflessioni della giovane ragazza in cerca di un senso. “Volevamo far emergere il contrasto tra l’Italia vecchia, logora, il gigante maldestro che è oggi – dice ancora Guerro – e l’identità di una persona che cerca invece di lottare per l’unità, di sé stessa prima di tutto”.
Uno spettacolo da vedere dal forte impatto emotivo, storico e sociale che porta con sé.
Ingresso libero fino ad esaurimento posti.
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